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Paolo Marchi
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    Identità Golose Uncategorized

    Il Ciuppin di Geppe Bizioli ha vinto il Brodetto Fest a Fano

    12 Giugno 2023

    Per un punto Martin perse la cappa, per un punto Geppe Bizioli ha vinto il Brodetto Fest sul lungomare di Fano in provincia di Pesaro Urbino. Sei cuochi in gara, da sei regioni diverse, due giorni di confronti lo scorso fine settimana per festeggiare la più buona zuppa di pesce delle coste italiane. Tre le semifinali, i due piatti meglio votati si sono guadagnati la finale: il Ciuppin di Bizioli, un bergamasco trapiantato a Recco (Genova), e il Cacciucco di Simone De Vanni, livornese purosangue, a cui dobbiamo la battuta migliore: «Noi specifichiamo Cacciucco alla livornese perché a Viareggio, per non spaventare i milanesi, lo fanno in bianco, delicatissimo e senza passione».

    Ottima la sua versione livornese, ma il Ciuppin ha vinto per un tocco di eleganza in più. Da un paio di anni Bizioli lavora da O Vittorio, in via Roma 160 a Recco, telefono +39.0185.74029. Meglio prenotare la zuppa sua e della famiglia Bisso così il bis è garantito. E visto che Giuseppe si è imposto per un vantaggio minimo merita applausi anche chi per un punto non ha vinto, Simone De Vanni, cuoco youtuber di Livorno, ambasciatore del Cacciucco. Più accurato il Ciuppin, più gagliarda la zuppa labronica che ha pagato un eccesso di pomodoro.

    Esiste un cacciucco anche a Viareggio, che i livornesi snobbano perché delicato, pensato per i milanesi e i signori in vacanza. Sia mai. Rosa e non rosso fuoco, è considerato dai fanatici come Simone bianco perché privo di mordente anche se il pomodoro è previsto. A Livorno guai prescindere da soffritto, aglio (tanto), vino rosso e i pesci non vanno sfilettati. A Viareggio no soffritto e no aglio, vino sì ma bianco e guai non diliscare il pescato, che a Livorno è di scoglio e a Viareggio di sabbia.

    Senza tanto dannarsi con la storia, aveva già capito tutto Pellegrino Artusi quando nel suo La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, capolavoro del 1891, scrisse di quello livornese «buono quanto si voglia, è sempre un cibo assai grave e bisogna guardarsi dal farne una scorpacciata» mentre quello «imparato a Viareggio, è assai meno gustoso dell’antecedente, ma più leggiero e più degeribile». L’eterna lotta tra piacere e salute.

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