Il cammino di Carlin Petrini, scomparso giovedì 21 maggio a Bra ancora giovane, 76 anni, è scandito da molte pietre miliari che abbiamo ricordato in questo primo servizio nel nostro sito. Ma non è tutto. Amava ripetere che “chi semina utopia, raccoglie realtà”, concetto altamente positivo all’esatto opposto di “chi semina pioggia, raccoglie tempesta”. Un sognare continuo e una generosità spiccata, non metteva mai sé stesso in prima fila, bensì le sue idee e chi le faceva sue. Come, in tal senso, l’associazione italiana Ambasciatori del Gusto, fondata nel giugno 2016, della quale è stato per dieci anni il presidente onorario.
Il suo tempo in dono è un regalo immenso e lui un esempio concreto di come investire il proprio tempo aggredendo la quotidianità con idee e azioni di profondo spessore. Certo fondare prima l’ArciGola, correva il 1986, poi Slow Food, quindi Terra Madre e l’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo sono momenti assoluti, ma Petrini ha sempre cercato di superare orizzonti immensi come quando, lo ha ricordato Jacopo Fo al Fatto Quotidiano, coinvolse suo padre Dario nella conduzione di una delle primissime radio libere italiane, battezzata Radio Bra Ombre Rosse. «”Apriamo una radio libera! Vieni?”. Dario partì subito. Una radio libera! Era una novità assoluta, possibile per un momentaneo vuoto legislativo… In Parlamento si erano confusi. E Carlo fu tra i primi ad approfittarne!!! Insieme a Dario trasmettevano da un pulmino in movimento, per non farsi beccare dalla polizia. Usavano un trasmettitore dell’esercito Usa comprato al mercatino dell’usato di…
Continua a leggere qui.