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Paolo Marchi
Paolo Marchi
    Marchi di Gola

    Caffè del lupo a Milano, un posticino da segnarsi. Solo a cena

    3 Aprile 2018

    Penso di non avere mai avuto un motivo per andare in via Albani a Milano, tra piazzale Lotto e Fiera Milano City. Mai fino a giovedì scorso quando più coincidenze mi hanno portato a cena al Caffè del lupo. Subito i numeri utili: +39.02.39217821 e 347.1126404. Poi i turni, fondamentali: di giorno o si vive o si lavora in zona o non c’è motivo per accomodarsi in quello che è giusto un simpatico bar di quartiere aperto nel 1997 da Luca Ferrara e da sua moglie Simona.

    Il lupo dell’insegna è lui, il suo nomignolo, già cuoco, dal 1990, dalla famiglia Bordin all’Orlando di Cusago, allora un indirizzo stellato prima che la zona venisse illuminata da Davide Oldani nella vicina Cornaredo. La svolta per Luca e per Simona nel 2015 quando la primogenita Giorgia dice loro che avrebbe una gran voglia di fare la cuoca. Che fare? Armarsi di pazienza, lupo Luca arriverà a contare su due assistenti, Alessandro Campo e Vittoria Cei, mentre la sala va inventata ed è lì che la ritroviamo.

    La faccio breve: nel giugno di tre anni fa Giorgia convince i genitori ad aprire per quattro sere a settimana, da martedì a venerdì. Il caffè cambia volto, i ritmi rallentano e fa capolino una carta di quello che battezzano a ragione comfort food, in pratica una 15ina di tapas, di piattini da condividere.

    Ci siamo divertiti molto anche perché non si avvertivano ansie da prestazione e noi non ci aspettavamo nulla che non fosse un posto gradevole, pulito e simpatico. E tale si è rivelato.

    Certo, gli spaghetti con i broccoli mancavano di un contrasto, piccante o croccante che fosse, e le crocchette cacio e pepe erano troppo cremose e piccanti ma 12 euro la pasta (due mezze porzioni) e 8 le sei polpettine. Poi si potrebbe eccepire su una piadina chiamata kebab, quattro pezzi 14 euro. Ma quando lo scontrino medio è di 34 euro, la percezione dei dettagli varia rispetto ai ristoranti fatti e finiti.

    Tornerei subito lì per il coniglio a scapece, il pollo alla cacciatora e le costine di maiale, anche per gli spaghetti alla chitarra e le patatas bravas. Mi hanno ricordato la lezione di Sergi Arola a Madrid Fusion 2004. Echi di emozioni antiche.

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